Pubblicità comportamentale: di cosa si tratta e cosa cambia in termini di privacy

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Creare lo spot “su misura” per l’utente è il nuovo marketing vincente

L’era cosiddetta di Internet ha cambiato tutte le regole del gioco, gli utenti, spinti ed immersi nella rete, sono informati, curiosi, hanno bisogni e esigenze molto diverse tra loro, di conseguenza, le aziende, devono attuare nuove strategie ad hoc per sondare questo nuovo terreno di gioco.

Cosa significa fare pubblicità comportamentale

In riferimento a quanto detto un attimo fa, uno dei nuovi strumenti a disposizione del marketing è la pubblicità comportamentale, o meglio, nella sua accezione originale, “behavioural advertising”, una tecnica basata sul tracciamento di quelle che sono le attività online degli utenti.
Lo scopo principale è capire il comportamento degli utenti sul web, per farlo è necessario effettuare quella che viene definita profilazione, ovvero un’insieme di attività di raccolta ed elaborazione di dati inerenti agli utenti di un servizio, in modo tale da suddividerli in gruppi a seconda proprio dei loro comportamenti (segmentazione). In questo modo, si ha la possibilità di capire i gusti e le esigenze dell’audience, così da mostrare pubblicità mirata (tailored).
La tecnica della profilazione, altro non è, che un’operazione completamente automatizzata di trattamento dei dati, con l’obiettivo di analizzare e fornire previsioni sugli individui.
Fare profilazione non è un processo complicato, ma anzi, piuttosto semplice, soprattutto se utilizzi i “cookie”. Una volta che l’utente accetta i cookie (perché, sì, è sempre una sua scelta!) si ottiene un numero identificativo.
Lo strumento riesce a seguire la navigazione dell’utente proprio grazie a questo identificativo. Ad esempio, se un utente visita il tuo sito web e accetta i cookie su un dispositivo quale smartphone, tablet, pc ecc, inizia la fase del tracciamento.
Più dati vengono raccolti, più il profilo è minuzioso e dettagliato e più potrai creare una campagna mirata, che risponda ai bisogni di quell’utente. Ci sono inoltre piattaforme come Google, Apple, Amazon o social come Facebook, dove è l’utente stesso a fornire le informazioni e i propri dati identificativi, una volta che accede con il suo account. Questi dati possono essere poi incrociati tra di loro per riuscire a ricavare molte più informazioni. 

Upgrade della pubblicità comportamentale: il “programmatic advertising”

Parliamo proprio di upgrade in quanto, la programmatic advertising, è la diretta evoluzione della pubblicità comportamentale, perché sfrutta un software, un algoritmo, che genera una sorta di pubblicità automatizzata.
Nel dettaglio il software gestisce i processi di acquisto e di vendita degli annunci, dà la possibilità agli inserzionisti di inserire una quantità enorme di dati demografici, comportamentali ecc, provenienti da diverse fonti per offrire annunci molto più pertinenti.

Rischi per la privacy?

Quando si tratta di fare advertising, e quindi pubblicità, gli inserzionisti devono adeguarsi sempre alla legislazione europea vigente. Ovviamente i dati che vengono presi durante le attività di profilazione, non identificano l’utente in quanto persona reale ma solo i suoi comportamenti e quindi tutte le attività di navigazione, utilizzate in forma completamente anonima. Questo perché i cookie, durante la navigazione dell’utente, registrano alcuni frammenti di informazioni, che mostrano l’inclinazione e l’interesse dell’utente verso alcuni argomenti, e di conseguenza, verso alcune categorie di annunci pubblicitari.
Il cookie non prende solitamente informazioni personali ma, se dovesse accadere, è assolutamente necessario, pena la violazione della legge, avvisare l’utente con un’informativa sulla privacy, in modo tale che scelga di acconsentire o negare il suo consenso.

 

Riassumendo, la pubblicità comportamentale è una tecnica di marketing altamente efficace, da tenere in considerazione quando decidi di investire in pubblicità mirate e personalizzate. Ricorda, però, che gli utenti devono essere categoricamente informati durante la fase di raccolta e tracciamento dei dati, altrimenti rischi di violare le leggi in materia.
Ora che hai compreso quanto sia importante la profilazione per la tua strategia di marketing, il passo successivo sarà scegliere il canale giusto, ad esempio Google o Facebook, per impostare le tue campagne ADS!