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Digital strategy: i secondi passi per ottenere conversioni

Una strategia ragionata e monitorata. Tutti gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di business.

La digital strategy, come si è potuto notare dal nostro primo approfondimento in merito, non è una cosa semplice. Infatti, riguarda tutto quell’insieme di azioni e di strumenti per raggiungere gli obiettivi di business prefissati dall’azienda. 

Inoltre, la digital strategy serve a far sì che un business riesca a sfruttare al meglio le opportunità date dalle tecnologie digitali per raggiungere nel miglior modo possibile gli obiettivi.

Attraverso essa si pianificano le moderne strategie tecnologiche atte a monitorare la crescita di un business. Questo si fa attraverso un processo trasversale che prende in considerazione varie: marketing, branding e business in modo da poter selezionare le piattaforme tecnologiche attraverso cui realizzare gli obiettivi.
Una strategia si fa work in progress. Dev’essere ragionata, modificata in itinere, monitorata. E deve essere caratterizzata da altre sfaccettature nell’ambito della conversion, oltre l’email marketing, le campagne social media e lo sviluppo siti ecommerce. 

Scopriamo insieme gli altri step nel prossimo paragrafo.

Banner pubblicitari: per una pubblicità passiva ma utile

Se ti stai chiedendo i banner pubblicitari cosa sono, sono anche detti display advertising e sono una tipica forma pubblicitaria presente sui siti, nelle e-mail, sui portali, ecc. realizzata in una forma prevalentemente passiva alla quale l’utente è esposto. 

Però, questo, non esclude un elevato grado di interattività con i consumatori, perché possono comunque cliccare e visionare il sito dell’inserzionista. I banner pubblicitari, possono essere realizzati sia in modo statico che dinamico. 

Vediamo quali sono le differenze fra i due:

  • banner statico: è quel tipo di banner che non include i movimenti;
  • banner dinamico: è quel tipo di pubblicità che contiene audio e animazioni.

Quando l’utente ci clicca sopra viene reindirizzato al sito web in questione e l’inserzionista paga per il click che è stato generato. Questa forma di pubblicità, risponde a diverse obiettivi di marketing. Partendo, infatti, dall’awareness, si possono ottenere anche obiettivi di conversion.

Ma quali sono tutti i vantaggi che si possono ottenere con questa pratica?

  • Grafiche attraenti: il display advertising cattura, nel vero senso della parola, l’occhio di un utente attraverso template e formati differenti;
  • budget flessibile: l’inserzionista può fissare un budget giornaliero, a differenza dei media che richiedono un budget già stabilito in precedenza. In particolar modo, questo vantaggio si applica al display adv transitato da Google;
  • visibilità gratis: ragionando in logica pay per click, gli utenti visualizzano gli annunci ma non cliccandoci sopra, non generano costi aggiuntivi per l’azienda. Questo non implica però che l’annuncio non sia stato visto e memorizzato dall’audience;
  • target: si possono indirizzare gli annunci a persone specifiche con caratteristiche ben definite;
  • monitorabilità: si possono monitorare le campagne e modificarle in itinere attraverso delle migliorie.

Inoltre, tante sono le forme di display advertising che possiamo avere oltre ai banner dinamici e statici, e cioè:

  • site under: una tecnica attraverso la quale si mostra a schermo intero la home del sito da promuovere o una landing page che compare nella parte inferiore del sito che si sta visitando;
  • interstitial: un messaggio pubblicitario interattivo che appare quando l’utente richiede una determinata pagina;
  • overlay: un’animazione che appare sopra una pagina o su un video, scomparendo una volta che l’animazione termina;
  • peel / page peel: la pubblicità si colloca nella parte destra di un sito web. Ha la forma di un lembo di foglio ripiegato che, appena si passa il cursore, assume dimensioni diverse;
  • skin: la sponsorizzazione dello sfondo del sito web;
  • pop banner e pop under banner: quando un utente naviga in internet i pop up si aprono automaticamente in una nuova finestra del browser. I pop under, si aprono invece in background, diventano visibili quando l’utente chiude tutte le finestre nel browser.

Campagne SEM: nell’era dell’always-on

Se ti stai chiedendo le campagne SEM cosa sono, sei nel posto giusto.
Le pratiche di SEM – Search Engine Marketing – consentono agli inserzionisti di posizionare annunci sponsorizzati nel motore di ricerca attraverso una formulazione di offerte economiche su parole chiave di loro interesse.
Queste offerte, rappresentano quanto si è disposti a pagare un utente, quando questo clicca sull’annuncio.

La SEM è importante perché aiuta un’impresa a raggiungere gli utenti nel momento in cui stanno cercando una soluzione alle loro esigenze. Infatti, l’intenzione di acquistare un prodotto, viene seguita da una ricerca di informazioni su di esso. Il keyword adv è uno strumento che consente di raggiungere un traffico qualificato. Infatti, quando il potenziale cliente ha cliccato, viene collocato in un’ambiente dove può fare un’azione molto rilevante per l’azienda: scaricare un’app, compiere un acquisto, ecc.

Quindi, ricapitolando, i punti di forza della SEM sono:

  • generare traffico su un dominio web: attraverso un pubblico qualificato;
  • gestione autonoma delle campagne e del ROI;
  • campagne dedicate a promozioni;
  • insight sulle parole chiave per comprendere meglio il comportamento del target.

Perciò, attraverso degli strumenti che Google stesso fornisce, l’azienda potrà capire su quali keyword posizionare i propri annunci sponsorizzati e creare, quindi, una campagna. 

Inbound marketing: per ottenere lead qualificati

Ma l’inbound marketing cos’è?

È un processo che attraverso delle strategie, in grado di produrre contenuti rilevanti per gli utenti, riesce ad ottenere contatti qualificati. Gli utenti non devono interrompere la navigazione online a causa della pubblicità ma i contenuti di un’azienda si adattano a ciò che è rilevante per loro.

In un panorama di overload informativo, le comunicazioni d’impresa rischiano di perdersi. Attraverso la metodologia inbound le imprese riescono ad attirare i consumatori attraverso contenuti di qualità. Un esempio di inbound marketing è proprio la SEO che permette di perseguire questo obiettivo in modo mirato ed efficace.
Scopriamo insieme come si sviluppa la metodologia inbound e con che fasi:

  • Attrazione: in questa fase si stabilisce l’acquirente ideale, i suoi interessi, ciò che si aspetta e le criticità. In questa fase si delineano le “buyer personas” e, una volta dipinto il profilo dell’utente tipo, si potrà attuare una strategia di contenuto che avrà come fulcro il blog aziendale ottimizzato in ottica SEO;
  • conversione: i contenuti trattati nel blog, avranno l’obiettivo di convertire i visitatori in lead, e quindi in potenziali clienti, anche attraverso un’acquisizione di dati degli stessi. I contenuti, infatti, avranno delle CTA che rimanderanno alle landing page contenenti form per raccogliere dati;
  • conclusione: fondamentale è coltivare i lead attraverso il contatto. In questa fase, è molto importante farsi aiutare da CRM, e-mail marketing e dal marketing automation per mantenere una relazione lunga e continua tra gli utenti;
  • fidelizzazione: i clienti, in questa fase, si trasformano in ambassador o promoter dei prodotti. Ciò comporta la creazione di contenuti ad hoc ed una personalizzazione maggiore della UX experience.

Programmatic advertising: una delle evoluzioni più recenti in ambito ads

Per realizzare una strategy in digital marketing che abbia come obiettivo le conversion, bisogna prendere in considerazione il programmatic advertising.

Il programmatic advertising definizione, fa comprendere come gli inserzionisti si avvalgono di software che attraverso processi automatici comprano degli spazi in aste online in tempo reale.
Ecco quali sono i benefici per le aziende che si affidano al programmatic:

  • efficienza: processi automatizzati, veloci;
  • economicità: l’automazione riduce i costi della pubblicità online;
  • misurabilità: si possono misurare in qualsiasi momenti i KPI delle campagne realizzate.

Essendoci una minore necessità della presenza della figura umana per gestire i processi di vendita manualmente, i costi pubblicitari si abbassano e non di poco. Vi è quindi un risparmio di tempo e denaro non indifferente.

La domanda e l’offerta, all’interno del Programmatic Advertising, si realizza tramite Ad Exchange, una piattaforma marketplace all’interno della quale c’è la compravendita degli spazi pubblicitari in tempo reale.
Il processo da seguire è questo:

  • specifiche del progetto;
  • definizione dell’obiettivo e dei KPI della campagna;
  • strategia;
  • tecnologie da usare;
  • data provider (fornitore di dati).

Il programmatic advertising, si fonda quindi sulle tecnologie che lavorano in tempo reale:

  • SSP – Supply-side platforms: qui sono inseriti gli spazi invenduti per essere messi all’asta da parte dei proprietari degli spazi pubblicitari;
  • DSP– Demand side platforms: la domanda di questo mercato provvede all’acquisto caricando le campagne di creatività;
  • DMP– Data Management Platforms: attraverso le quali compiere la massimizzazione dell’efficacia delle campagne.
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